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	<title>Progetto Umanitario Hope</title>
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		<title>Il significato della cooperazione.</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jun 2010 14:05:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>f.larosa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Headline]]></category>

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		<description><![CDATA[La cooperazione, termine sfruttatissimo negli ambiti più diversi. Molte le ipocrisie che cela, come un velo sottile, ma potente. Cosa significa davvero?
Dalla definizione classica è rilevabile un’idea di fondo: lavorare insieme, unire le proprie forze in forza di uno scopo comune. La comunione è il concetto primario.
Nell’ambito internazionale la sua importanza è indiscussa. In seguito al processo di globalizzazione si è cominciata a sentire in modo forte e preponderante la necessità di unire ciò che prima era stato diviso in modo forzato. Il processo di colonizzazione ne è l’esempio più ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La cooperazione, termine sfruttatissimo negli ambiti più diversi. Molte le ipocrisie che cela, come un velo sottile, ma potente. Cosa significa davvero?<br />
Dalla definizione classica è rilevabile un’idea di fondo: lavorare insieme, unire le proprie forze in forza di uno scopo comune. La comunione è il concetto primario.</p>
<p>Nell’ambito internazionale la sua importanza è indiscussa. In seguito al processo di globalizzazione si è cominciata a sentire in modo forte e preponderante la necessità di unire ciò che prima era stato diviso in modo forzato. Il processo di colonizzazione ne è l’esempio più eclatante: aveva dato vita ad una sorta di scala gerarchica tra Paesi: Primo Mondo, Terzo Mondo….<br />
In verità l’avvio della cooperazione negli anni ‘70-’80 in Italia non si scostava molto da questa idea. E’ importante cercare di capire quanto negli operatori umanitari permanga la <strong>mentalità dei colonizzatori</strong>: “Andiamo ad insegnare agli Africani a costruire pozzi” è una tipica frase che nasconde una consapevolezza di superiorità che almeno a parole dovrebbe essere stata sconfitta.<br />
E’ questo l’atteggiamento errato, questo modo di fare che dà vita a forme di assistenzialismo più o meno marcate e che hanno come unico scopo quello di considerarsi a posto con la propria coscienza.</p>
<p>La nostra fortuna, in quanto Paesi che hanno saputo o hanno avuto il privilegio di sfruttare le risorse che gli sono state concesse, deve essere una grande forma di ricchezza. Prendendo alla lettera la parabola dei talenti, chiunque, anche l’individuo più razzista, è in grado di capire quanto sia giusto venire in aiuto di popoli schiacciati per secoli, decenni dalla miseria. Consapevoli della <strong>diversità tra culture</strong> e del comune denominatore che ci lega in quanto uomini dotati di intelligenza e senso pratico, dobbiamo percepire la cooperazione come uno strumento potentissimo di trasferimento di conoscenze. E’ solo poi grazie alla creatività personale che sarà possibile dare a vita a qualcosa di completamente originale e funzionale.<a href="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2010/06/per%C3%B9-donna.bmp"><img title="Mercato dei fiori: donna peruviana" src="http://www.opennews.it/wp-content/uploads/2010/06/per%C3%B9-donna.bmp" alt="Mercato dei fiori: donna peruviana" width="272" height="362" /></a></p>
<p>-Francesca LaRosa</p>
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		<title>Lavorare in Ambiente Ostile: profilo, competenze e strumenti pratici dell&#8217;operatore internazionale</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jun 2010 14:28:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Lavorare in Ambiente Ostile: profilo, competenze e strumenti pratici dell’operatore internazionale&#8221;  8-16 Luglio 2010
Ci congratuliamo con i 4 studenti che sono stati accettati con borsa al corso, Elisa Zanini, Irene Segati, Niccolo&#8217; Ferragamo e Francesca Larosa, e ringraziamo il prof. De Guttry per l&#8217;opportunita&#8217; di questa collaborazione.
http://www.sssup.it/context.jsp?ID_LINK=3051&#38;area=46
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Lavorare in Ambiente Ostile: profilo, competenze e strumenti pratici dell’operatore internazionale&#8221;  8-16 Luglio 2010<br />
Ci congratuliamo con i 4 studenti che sono stati accettati con borsa al corso, Elisa Zanini, Irene Segati, Niccolo&#8217; Ferragamo e Francesca Larosa, e ringraziamo il prof. De Guttry per l&#8217;opportunita&#8217; di questa collaborazione.<br />
<tt><a href="https://mail.sssup.it/Redirect/www.sssup.it/context.jsp?ID_LINK=3051&amp;area=46" target="_blank">http://www.sssup.it/context.jsp?ID_LINK=3051&amp;area=46</a></tt></p>
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		<title>Tecnologia e medicina, Cooperazione</title>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2010 21:06:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Headline]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina e Chirurgia]]></category>

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		<description><![CDATA[Un progetto low cost da Stanford. Per tutti i mondi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 0.79in } 		P { margin-bottom: 0.08in } 		A:link { color: #0000ff } --><a href="http://progettohope.herobo.com/wp-content/uploads/2010/05/draeger.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-102" title="draeger" src="http://progettohope.herobo.com/wp-content/uploads/2010/05/draeger-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>I tracciati dello schermo occupavano solo una frazione del suo campo visivo. Le spie sonore si perdevano nei vicoli del suo inconscio, quanto bastava per dargli la sicurezza che tutto stesse andando bene. Il resto dell’attenzione era sul campo operatorio, mentre il ventilatore della sala faceva respirare il paziente addormentato. Eppure il dottor Callaghan, durante il suo internato in Chirurgia all’Università della California, San Francisco, diede un secondo sguardo al respiratore. Un apparecchio delicato e costoso. Negli ospedali, il 95% di questi è impegnato a ciclo continuo, per ventilare i pazienti delle sale operaotrie e delle terapie intensive.</p>
<p>Erano gli anni in cui la parola “pandemia” suonava lugubre, nelle menti di chi immaginava i famosi <em>worst case scenarios</em>. La SARS, l’aviaria, ogni malattia che potrebbe uccidere non compromettendo tutto l’organismo, ma soltanto quella parte che fornisce ossigeno a tutto il corpo: i polmoni. Morirebbero a milioni, per una influenza così compromettente. Eppure, con un supporto ventilatorio adeguato, questo rischio poteva essere ridotto, se non addirittura scongiurato.</p>
<p>Il dottor Callaghan, guardando uno di questi respiratori, costosi e tutti occupati, pensò: “In fondo queste macchine non fanno altro che spingere aria. Servono davvero tutte queste spie e questi accorgimenti?”. Pochi anni dopo questo pensiero Callaghan, diventato <em>postdoc</em> a Stanford, presentava assieme al suo gruppo un ventilatore <em>low cost </em>(inserire link), in grado di fornire assistenza ventilatoria esattamente come gli specializzati cugini delle sale operatorie. Ad un costo esponenzialmente inferiore.</p>
<p lang="it-IT">Ecco un esempio in cui medicina e tecnologia possono lavorare assieme ad un progetto volto ad ottimizzare quanto già esiste, così come creare qualcosa di nuovo, volto a migliorare la gestione di un problema specifico. Ovunque serva. La numerazione dei mondi cade in frantumi, quando ci si accorge che questo ventilatore potrebbe assistere il malato americano fuori dalla terapia intensiva ed il paziente traumatizzato che corre verso l’ospedale in Zambia. Un’invenzione che garantisce ad una Organizzazione no profit o ad una Nazione economicamente svantaggiata di potersi permettere una sala operatoria con un ventilatore, senza rovinare il bilancio.</p>
<p lang="it-IT">Un progetto con un impatto incalcolabile. Nato ai bordi di un campo visivo.</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.popsci.com/diy/article/2010-05/invention-awards-breathing-easy">http://www.popsci.com/diy/article/2010-05/invention-awards-breathing-easy</a></span></span></p>
<p lang="it-IT">Gianluca Samarani</p>
<p lang="it-IT">
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		<title>Primo convegno del Progetto Hope</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Apr 2010 20:36:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Incontri e conferenze]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola Sant'Anna]]></category>
		<category><![CDATA[Convegni]]></category>

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		<description><![CDATA[Progetto di Cooperazione Umanitaria (HOPE) dell’Associazione ex Allievi della Scuola Superiore Sant’Anna
I Convegno
Pisa, 30 aprile 2010
Scuola Superiore Sant’Anna
Aula Magna
ore 14.30-18.30
Saluto delle Autorità
Direttore Scuola Superiore Sant’Anna
Rappresentante Associazione Normalisti
Rappresentante Associazione ex Allievi Scuola Superiore di Catania
Presentazione del Progetto e del Convegno
Prof. Franco Mosca, Presidente Associazione ex Allievi
I Parte: Relazioni
La Cooperazione Umanitaria: un obbligo ineludibile per la vera eccellenza
Prof. Eugenio Ripepe, ex Allievo, Professore di Filosofia del Diritto – Università di Pisa
Complex emergency operations: un nuovo trend nella comunità internazionale. Opportunità e modalità di interazione per il Progetto HOPE
Prof. Andrea de Guttry, Professore ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="aula_magna" src="http://progettohope.herobo.com/wp-content/uploads/2010/04/aula_magna-300x199.jpg" mce_src="http://progettohope.herobo.com/wp-content/uploads/2010/04/aula_magna-300x199.jpg" width="300" height="199" style="" class="alignleft">Progetto di Cooperazione Umanitaria (HOPE) dell’Associazione ex Allievi della Scuola Superiore Sant’Anna</p>
<p><span mce_name="strong" mce_style="font-weight: bold;" style="font-weight: bold;" class="Apple-style-span">I Convegno<br />
Pisa, 30 aprile 2010<br />
Scuola Superiore Sant’Anna</span></p>
<p>Aula Magna<br />
ore 14.30-18.30</p>
<p>Saluto delle Autorità<br />
Direttore Scuola Superiore Sant’Anna<br />
Rappresentante Associazione Normalisti<br />
Rappresentante Associazione ex Allievi Scuola Superiore di Catania</p>
<p>Presentazione del Progetto e del Convegno<br />
Prof. Franco Mosca, Presidente Associazione ex Allievi</p>
<p><span mce_name="strong" mce_style="font-weight: bold;" style="font-weight: bold;" class="Apple-style-span">I Parte: Relazioni</span></p>
<p>La Cooperazione Umanitaria: un obbligo ineludibile per la vera eccellenza<br />
Prof. Eugenio Ripepe, ex Allievo, Professore di Filosofia del Diritto – Università di Pisa</p>
<p>Complex emergency operations: un nuovo trend nella comunità internazionale. Opportunità e modalità di interazione per il Progetto HOPE<br />
Prof. Andrea de Guttry, Professore di Diritto Internazionale – Scuola Superiore Sant’Anna</p>
<p>Il ruolo delle Università nelle attività di Emergency<br />
Dott.ssa Cecilia Strada, Presidente di Emergency</p>
<p>La Cooperazione Umanitaria delle Università estere<br />
Dott. Gianluca Samarani, Allievo Perfezionando della Scuola Superiore Sant’Anna – Coordinatore del Progetto HOPE</p>
<p>Ricerca Scientifico-tecnologica e cooperazione umanitaria<br />
Prof.ssa Maria Chiara Carrozza, Direttore Scuola Superiore Sant’Anna</p>
<p>Teleassistenza e cooperazione Umanitaria: possibilità di interazione con Telespazio<br />
Ing. Francesco Rispoli, Responsabile Nuove Iniziative &#8211; Telespazio</p>
<p>Teleconsulto e tele tutoraggio chirurgico<br />
Prof. Mauro Ferrari, Professore di Chirurgia Vascolare – Endocas &#8211; Università di Pisa</p>
<p>Telemedicina e cooperazione umanitaria<br />
Prof. Davide Caramella, Professore di Radiologia – Endocas &#8211; Università di Pisa;</p>
<p>Presidente di E-Health Committee dell’European Society of Radiology</p>
<p>Intervallo</p>
<p><span mce_name="strong" mce_style="font-weight: bold;" style="font-weight: bold;" class="Apple-style-span">II Parte: Interventi Programmati</span></p>
<p>Dieci anni di esperienza di lavoro con Emergency: opportunità e modalità di interazione<br />
Dott.ssa Beate Küppers, Anestesista &#8211; Azienda Ospedaliero-Universitaria di Pisa</p>
<p>Quindici anni di esperienza con Interplast: opportunità e modalità di interazione<br />
Dott. Daniele Gandini, Chirurgo Plastico &#8211; Azienda Ospedaliero-Universitaria di Pisa</p>
<p>Venticinque anni di esperienza con la Protezione Civile: opportunità e modalità di interazione<br />
Prof. Giuseppe Evangelista, Professore di Chirurgia – Università di Pisa;<br />
Presidente Associazione Onlus “Gruppo Chirurgia d’Urgenza”</p>
<p>Le iniziative di Cooperazione Umanitaria della Regione Toscana in Area Balcanica: opportunità e modalità di interazione<br />
Dott. Fabrizio Arzilli, Delegato Regione Toscana per Cooperazione Umanitaria in Area Balcanica</p>
<p>Le attività di cooperazione umanitaria nel curriculum formativo dello studente universitario<br />
Ing. Calogero Oddo, Allievo Perfezionando della Scuola Superiore Sant’Anna</p>
<p>Gli strumenti informatici a supporto del Progetto di Cooperazione Umanitaria<br />
Niccolò Ferragamo, Allievo ordinario di Economia della Scuola Superiore Sant’Anna</p>
<p><a href="http://progettohope.herobo.com/wp-content/uploads/2010/04/aula_magna.jpg" mce_href="http://progettohope.herobo.com/wp-content/uploads/2010/04/aula_magna.jpg"></a><br />
<span mce_name="strong" mce_style="font-weight: bold;" style="font-weight: bold;" class="Apple-style-span">Conclusioni</span><br />
Prof. Franco Mosca, Presidente Associazione ex Allievi</p>
<div><span class="Apple-style-span" style="color: rgb(0, 0, 238); -webkit-text-decorations-in-effect: underline; " mce_fixed="1"><br /></span></div>
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		<title>Account Twitter e Gruppo Facebook Hope</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 21:39:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>g.spigler</dc:creator>
				<category><![CDATA[Strumenti telematici]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[twitter]]></category>

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		<description><![CDATA[Il progetto Hope ha finalmente allargato i suoi confini nei social networks. Con il nuovo gruppo facebook e l&#8217;account twitter (ProgettoHope), il progetto umanitario potrà avere più visibilità e permetterà una migliore comunicazione fra le parti.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il progetto Hope ha finalmente allargato i suoi confini nei social networks. Con il nuovo gruppo facebook e l&#8217;account twitter (ProgettoHope), il progetto umanitario potrà avere più visibilità e permetterà una migliore comunicazione fra le parti.</p>
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		<title>Toscana: Pisa: Cooperazione Internazionale</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Mar 2010 20:39:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Albania]]></category>
		<category><![CDATA[Cooperazione Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Ex Allievi Scuola Sant'anna]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Headline]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Toscana]]></category>

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		<description><![CDATA[
19 marzo 2010
Progetto “Cooperazione Umanitaria”
“La Cooperazione Sanitaria Internazionale dell’Azienda Ospedaliera-Universitaria Pisana: 10 anni di esperienza”
Relatore:
Prof. Fabrizio Arzilli
Già Professore Aggregato della Facoltà di Medicina di Pisa, opera su incarico della Regione Toscana nell’area balcanica
La nascita di progetti di Cooperazione Umanitaria nell’area Pisana risale al 1987.
Il prof. Arzilli, durante il nostro ultimo incontro, ci ha dato occasione di conoscere gli inizi, le sfide e l’evoluzione di un’esperienza ventennale.
Come spesso succede in questo campo, è una tragedia che porta a muovere i primi passi verso il terreno della Cooprazione: il disastro di Chernobyl, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><a href="http://www.opennews.it/orme/wp-content/uploads/2010/03/omini-bandiere_eu.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-39" title="omini" src="http://www.opennews.it/orme/wp-content/uploads/2010/03/omini-bandiere_eu-300x240.jpg" alt="omini" width="300" height="240" /></a></p>
<div><span style="font-family:trebuchet ms;">19 marzo 2010<br />
Progetto “Cooperazione Umanitaria”<br />
“La Cooperazione Sanitaria Internazionale dell’Azienda Ospedaliera-Universitaria Pisana: 10 anni di esperienza”</p>
<p>Relatore:<br />
Prof. Fabrizio Arzilli<br />
Già Professore Aggregato della Facoltà di Medicina di Pisa, opera su incarico della Regione Toscana nell’area balcanica</p>
<p>La nascita di progetti di Cooperazione Umanitaria nell’area Pisana risale al 1987.</p>
<p>Il prof. Arzilli, durante il nostro ultimo incontro, ci ha dato occasione di conoscere gli inizi, le sfide e l’evoluzione di un’esperienza ventennale.<br />
Come spesso succede in questo campo, è una tragedia che porta a muovere i primi passi verso il terreno della Cooprazione: il disastro di Chernobyl, nel 1987. Pisa mise a disposizione la sua grande esperienza in materia di patologie della Tiroide, legata al trattamento ed alla successiva gestione dei tumori che il fallout radioattivo provocava, specialmente nei bambini. In quegli anni, vennero gettate le basi per diverse attività umanitarie in tutto il mondo, caratterizzate dal rispetto della professionalità dei paesi aiutati, volto in particolare alla formazione locale sia in ambito sanitario che tecnico-amministrativo, così come allo scambio di metodi, prassi ed informazioni tra le diverse strutture sanitarie. Parallelamente, si sono aggiunte altre opzioni, legate alla fornitura dei farmaci, al supporto energetico, all’implementazione delle realtà sanitarie pubbliche.<br />
Albania e Kosovo sono il centro di uno dei progetti principali che, a partire dall’anno duemila, l’Azienda Ospedaliera Pisana porta avanti in collaborazione con la regiona Toscana. Dalla collaborazione iniziale con la dottoressa Anila Godo, oggi Ministro della Sanità del Governo Albanese, l’AOP e la regione Toscana hanno ad oggi contribuito alla formazione di tre centri principali nel nord, centro e sud del Paese, spaziando dalla Chirurgia ricostruttiva alle procedure diagnostiche ed interventistiche sui traumi acuti, fino a centri oncologici ed endocrinologici. Sono stati ospitati a Pisa medici ed infermieri per stage formativi, volti a potenziare le competenze professionali nei campi di collaborazione. Ove richiesto, si è andati oltre la sola assitenza sanitaria, lavorando anche sull’apporto energetico e sulla sicurezza di strutture e personale. Fino ai risultati più importanti: un centro per trapianti di midollo in Kosovo, colpito dalle leucemie infantili dopo l’utilizzo di uranio impoverito durante la guerra, un progetto di cura e prevenzione a cui collabora anche l’esercito italiano. Impegno, questo, molto simile alla collaborazione appena nata con l’Ospedale di Falluja, grazie all’impegno della Onlus “Un Ponte Per”.<br />
Eppure, al di là dei numeri e delle statistiche, la soddisfazione più grande si raggiunge quando il Governo Albanese propone di partecipare alla divisione delle spese sostenute, e degli investimenti a venire. Non solo un riconoscimento della propria attività e professionalità, ma anche un segno di crescita e responsabilità da parte delle persone inizialmente “aiutate”.<br />
Il dibattito che scaturisce dalla presentazione del prof. Arzilli spazia su diversi temi: il prof. Mosca sottolinea l’importanza della formazione del personale medico, facendo leva sulla possibilità di alta formazione a basso costo tramite il teleconsulto. Ed ancora, la nuova frontiera della pratica fatta tramite l’utilizzo dei simulatori, specialmente in ambito chirurgico, così come l’iniziativa di insegnare ai medici di medicina generale tecniche di imaging in ambito ecografico. Tecnologia a basso costo ed implemetazione del personale medico “di prima linea”, che si propone non solo come opportunità a livello nazionale, ma anche come risorsa in ambito internazionale.<br />
Si affrontano anche temi indirettamente collegati alla cooperazione umanitaria in senso stretto, quando si discute sulle conseguenze del conflitto (in particolar modo sui danni provocati dall’utilizzo di uranio impoverito a scopo bellico) e sulla possibilità di ottenere rimborsi od incentivi dalla Comunità Internazionale. Un problema, quindi, di tipo giuridico, area del sapere al centro dell’attenzione nelle dispute internazionali relative ai conflitti, ma molto spesso assente nell’attività della Cooperazione Internazionale. Diplomazia e Giurisprudenza non sono lontane dal nostro progetto di cooprazione umanitaria, potendo contare sull’apporto del prof. Antonio Cassese. Grazie alla sua esperienza ed al suo interessamento, gettiamo le basi per un ruolo attivo anche in ambito di Diritto Internazionale. Oltre al prof. Cassese, professionisti e studenti provenienti dalla facoltà di giurisprudenza potranno dare tutto il loro sostegno in ambito teorico e pratico a questa ala del progetto umanitario. Contiamo, come sempre, di poter collaborare su più piani con le iniziative del prof. Arzilli e della Regione Toscana, mettendo a disposizione il nostro entusiasmo, la nostra professionalità e la nostra multidisciplinarietà.</p>
<p>Filippo Quattrone<br />
Gianluca Samarani</p>
<p></span></div>
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		<item>
		<title>Non di sola assistenza sanitaria vive la Cooperazione Internazionale</title>
		<link>http://progettohope.herobo.com/?p=34</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Mar 2010 16:53:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commercio Equo Solidale]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Progetto Cooperazione Umanitaria]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola Sant'Anna]]></category>

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		<description><![CDATA[
Esperienza di Cooperazione Umanitaria “equo-solidale”:produzione ortofrutticola (biologica) in Costa D’Avorio Progetto di coltivazione piante medicinali in Costa D’Avorio.Progetto per lo sviluppo scolastico nel Burundi. Progetto di salvaguardia delle popolazioni albine in Africa.Dott.ssa Lucia Longo, borsista Fondazione Arpa, nel nome e nel ricordo del Prof. Paolo Santoni
Relatore:
Dott. Carlo Giacobbe
Farmacista
L’incontro del 12 marzo mostra quante siano le possibilità, all’interno dei progetti di Cooperazione Internazionale, che vanno al di là della sola assistenza sanitaria. Sulla scia della multidisciplinarietà del nostro progetto, ospitiamo il dottor Giacobbe, la professoressa Pistelli e la dottoressa Longo, assieme ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.opennews.it/orme/wp-content/uploads/2010/03/commercio.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-51" title="commercio" src="http://www.opennews.it/orme/wp-content/uploads/2010/03/commercio.gif" alt="commercio" width="297" height="305" /></a></p>
<div><span style="font-family:trebuchet ms;">Esperienza di Cooperazione Umanitaria “equo-solidale”:produzione ortofrutticola (biologica) in Costa D’Avorio Progetto di coltivazione piante medicinali in Costa D’Avorio.Progetto per lo sviluppo scolastico nel Burundi. Progetto di salvaguardia delle popolazioni albine in Africa.Dott.ssa Lucia Longo, borsista Fondazione Arpa, nel nome e nel ricordo del Prof. Paolo Santoni</p>
<p>Relatore:<br />
Dott. Carlo Giacobbe<br />
Farmacista</p>
<p>L’incontro del 12 marzo mostra quante siano le possibilità, all’interno dei progetti di Cooperazione Internazionale, che vanno al di là della sola assistenza sanitaria. Sulla scia della multidisciplinarietà del nostro progetto, ospitiamo il dottor Giacobbe, la professoressa Pistelli e la dottoressa Longo, assieme ad altri collaboratori, per un incontro orientato a diverse discipline: commercio equo e solidale, coltivazione di piante medicinali in Costa d’Avorio, attività commerciali in Burundi, fino alla protezione nei confronti di una popolazione colpita da una drammatica discriminazione in Africa, gli albini.<br />
I progetti nati dalle attività del dott. Giacobbe partono dall’intenzione di fornire alle popolazioni locali gli strumenti e l’opportunità di rendersi indipendenti, attraverso un processo di specializzazione estraneo alle dinamiche assistenzialiste. La possibilità di creare e commercializzare prodotti, a livello locale come internazionale, è vista dal nostro relatore come una spinta verso la produttività, la trasformazione e l’imprenditoria in zone del Pianeta dove, per fattori politici o logistici, l’accesso alle risorse naturali od a capitali è limitato, se non assente. L’accento cade sulla responsabilità associata ad ogni singolo passo del cammino, responsabilità condivisa quando non interamente gestita da personale locale. Tramite il dottor Giacobbe ed i suoi collaboratori, l’occidente esporta il bene più prezioso: la conoscenza, toppo spesso nascosta dalle strategie di profitto del “Primo Mondo”.<br />
Lo stimolo al commercio nasce dalla coltivazione di piante medicinali, così come dalla possibilità di allevare bestiame. La professoressa Pistelli dell’università di Pisa segue l’attività di coltivazione in Costa d’Avorio, investendo anche sulla formazione del personale locale presso l’ateneo pisano. Le attività commerciali non restano limitate al mercato, ma fungono da motore di diffusione di cultura, prevenzione di malattie e proposta di un modello di confronto in grado di promuovere la crescita di persone ed istituzioni.<br />
La Cooperazione Internazionale, ancora una volta, si scopre ad operare su più livelli, partendo dal pragmatismo del mercato e da un efficace sistema di finanziamenti si arriva all’incontro finalmente proficuo tra due diverse civiltà, che la Storia ha visto molte volte contrapposte e non sinergiche. La crescita e l’ottimizzazione si associano alla prevenzione, fino alla cura di chi, in un paese già povero, si trova ad affrontare la piaga della discriminazione, come gli albini. Questo ultimo tema ci mostra quante diverse tonalità la parola “diverso” possa assumere, in un esempio di emarginazione che ci appare come un negativo fotografico della nostra società in materia di immigrazione, dove l’albinismo diventa un “diverso” che allo stesso tempo è nemico.<br />
Il dibattito si concentra sull’importanza dell’azione su diversi piani in ambito di Cooperazione, dove la strada per la crescita non è mai unica, ma passa dalla tecnologia al commercio, all’assistenza sanitaria ed alla diplomazia, diverse radici di uno stesso albero, diversi rami dello stesso fiume. Diversità in questo caso positiva, volta alla collaborazione ed al mutuo potenziamento, secondo una semplice legge di natura che mostra come la via per la sopravvivenza passa sempre attraverso la mescolanza. Concetto che, nella mente umana, sembra invece molto difficile ad essere accettato. Il nostro progetto di Cooperazione vuole aiutare e possibilmente incrementare le attività del dott. Giacobbe, proponendosi come centro di raccolta fondi ed ulteriore ampliamento della parte legata a didattica e formazione. Siamo orientati, come il nostro relatore, non ad assistere, ma a collaborare con un’Africa che vuole cambiare.</p>
<p>Davide Panizza<br />
Gianluca Samarani</p>
<p></span></div>
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		<title>Sierra Leone, dopo la guerra.</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 18:38:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Esperienza di un chirurgo in missione con Emergency in Sierra LeoneRelatore:
Dott. Giorgio Sartoni
Dirigente medico dell’Unità Ospedaliera di Chirurgia Generale I, AOU Pisa

“La Sierra Leone è sempre stata una nazione molto pacifica, prima della guerra civile. Si potevano vedere Cristiani e Musulmani vivere in pace, sposarsi tra di loro” Le parole di Ahmad Tejad Kabbah, in passato Presidente della Sierra Leone, parlano non solo di un luogo di tolleranza, ma anche di u
na terra di enormi risorse ittiche e minerarie, oro e diamanti, tra le altre. La natura è lussureggiante e ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-family:trebuchet ms;">Esperienza di un chirurgo in missione con Emergency in Sierra LeoneRelatore:<br />
Dott. Giorgio Sartoni<br />
Dirigente medico dell’Unità Ospedaliera di Chirurgia Generale I, AOU Pisa</p>
<p></span></p>
<p><span style="font-family:trebuchet ms;">“La Sierra Leone è sempre stata una nazione molto pacifica, prima della guerra civile. Si potevano vedere Cristiani e Musulmani vivere in pace, sposarsi tra di loro” Le parole di Ahmad Tejad Kabbah, in passato Presidente della Sierra Leone, parlano non solo di un luogo di tolleranza, ma anche di u</span></p>
<p><span style="font-family:trebuchet ms;">na terra di enormi risorse ittiche e minerarie, oro e diamanti, tra le altre. La natura è lussureggiante e ricca di materie prime. Poi ci sono le statistiche attuali. La mortalità infantile del 27%. La speranza di vita per un uomo, trentanove anni. Per una donna, quarantadue. Le infrastrutture, pressochè inesistenti. La guerra civile è solo uno dei capitoli che hanno trasformato una terra così ricca in una delle zone meno abitabili del Pianeta.<br />
Il dottor Sartoni si addentra nella spiegazione, approfondendo la questione che porta in Sierra Leone un grande numero di iniziative da parte di Organizzazioni Umanitarie e progetti di Cooperazione Internazionale, tra le quali Emergency, con cui il nostro relatore ha operato. Al di là delle condizioni generali già disperate, si deve far fronte ad una mancanza di infrastrutture urbanistiche che, limitando o addirittura impedendo i trasporti, rendono difficile l’intervento e l’efficacia di strutture specializzate. La mancanza di lavoro in generale e di medici in particolare (l’università forma 6 medici all’anno, per 6 milioni di persone) fa il resto. Oltre la povertà, esiste un alto rischio di incidenti in ambiente domestico, legati specialmente all’ingestione di caustici da parte dei bambini.<br />
Durante il dibattito ci si è concentrati sulla possibilità di intervenire proprio a livello dei servizi di base e delle infrastrutture, in modo tale da rendere più efficaci le strutture di alto livello costruite e mantenute dalle Organizzazioni Umanitarie operanti sul campo. Per quanto l’idea possa sembrare appetibile, il dottor Sartoni ci spiega come la realizzazione di tali progetti sia resa estremamente difficile dalla situazione locale, dove inefficienza e corruzione frenano la volontà organizzativa ed imprenditoriale.</span></p>
<p><a href="http://www.opennews.it/orme/wp-content/uploads/2010/03/sierra.png"><img class="alignleft size-full wp-image-42" title="sierra" src="http://www.opennews.it/orme/wp-content/uploads/2010/03/sierra.png" alt="sierra" width="300" height="295" /></a></p>
<p><span style="font-family:trebuchet ms;">Eppure, una speranza potrebbe celarsi in un livello che si pone a metà tra l’aiuto specializzato delle grandi organizzazioni e le condizioni generali del Paese. Alcune iniziative, portate avanti in maggior parte da religiosi, stanno cercando di concentrare i loro sforzi investendo sulla formazione professionale e sull’artigianato. Un progetto di microcredito, volto a potenziare queste attività, potrebbe costituire una risorsa in grado di fare la differenza. Lo stesso schema potrebbe applicarsi alle infrastrutture, per la costruzione di strade. Dove non tutto è possibile se portato a distanza, o dal di fuori, potrebbe cambiare di segno se applicato in loco. Da questo incontro ricaviamo importantissime informazioni per il nostro futuro, nonchè opportunità di portare avanti un progetto volto a potenziare quelle realtà che sono già presenti sul campo, e possono arrivare dove i giganti sono costretti a fermarsi.</span></p>
<p>Alice Sanna<br />
Carlo Maria Rosati<br />
Gianluca Samarani</p></div>
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		<title>NEXT onlus, Madagascar, il nostro primo progetto operativo!</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 17:20:00 +0000</pubDate>
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 “Ciò che gli egocentrici hanno distrutto, gli altruisti possono ricostruire”. Questa frase di Martin Luther King ha introdotto il nostro incontro con il professor Bellini, fondatore e direttore della Next Onlus Missione Sanitaria in Madagascar, attiva dal 1998 nell’assistenza di circa 600 bambini in quattro villaggi dell’isola di Nosy-be. Ha costruito il più grande Centro diagnostico del Nord Madagascar, dove dal 2009 ha attivato un blocco operatorio per oculistica ed ortopedia; inoltre, dallo scorso ottobre, ha iniziato la costruzione della prima clinica di maternità e chirurgia della zona.
Il Madagascar ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.opennews.it/orme/wp-content/uploads/2010/03/cooperation-two-mules.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-56" title="cooperation-two-mules" src="http://www.opennews.it/orme/wp-content/uploads/2010/03/cooperation-two-mules.jpg" alt="cooperation-two-mules" width="194" height="320" /></a></p>
<div>
<div style="text-align: auto;"><span style="font-family: 'trebuchet ms';"> </span><span style="font-family: 'trebuchet ms';">“Ciò che gli egocentrici hanno distrutto, gli altruisti possono ricostruire”. Questa frase di Martin Luther King ha introdotto il nostro incontro con il professor Bellini, fondatore e direttore della Next Onlus Missione Sanitaria in Madagascar, attiva dal 1998 nell’assistenza di circa 600 bambini in quattro villaggi dell’isola di Nosy-be. Ha costruito il più grande Centro diagnostico del Nord Madagascar, dove dal 2009 ha attivato un blocco operatorio per oculistica ed ortopedia; inoltre, dallo scorso ottobre, ha iniziato la costruzione della prima clinica di maternità e chirurgia della zona.</span></div>
<p><span style="font-family:trebuchet ms;">Il Madagascar è un paese di cui si sa poco o, forse, si finge di non sapere. L’isola, grande quasi quanto tre volte l’Italia, versa in condizioni di sconfortante povertà: dei sedici milioni di abitanti, infatti, solo un quinto dispone di elettricità e meno del decimo può accedere ad acqua potabile. La situazione sanitaria è ancor più compromessa: l’aspettativa media di vita è di 50 anni, tre persone su cinque sono in stato di denutrizione, mentre un quarto della popolazione è affetta da malaria. Le malattie infettive conoscono, in generale, una diffusione elevatissima: sono stati persino identificati cinquecento casi di lebbra ed alcuni focolai di peste nel Nord del Paese. È appunto nella regione settentrionale del Madagascar, l’Antsiranana, che il professore è inizialmente giunto per ragioni di ricerca sulla Biologia dell’Evoluzione; una volta scoperte le spaventose condizioni di vita del popolo malgascio, tuttavia, si è trovato a cambiare radicalmente le sue scelte di vita impiegando tutte le sue risorse per l’aiuto della popolazione isolana. Ha così fondato, con la collaborazione di una congregazione di suore battistine, il centro polidiagnostico “Le Samaritain”, il quale dispone di un laboratorio, di ambulatori delle principali discipline mediche e di strumenti di diagnostica per immagini e cardiologica, gli unici disponibili in un’area di territorio di dimensioni paragonabili all’Italia. Esso, ancora in ampliamento, è al servizio sia di chi necessita di visite e cure erogate gratuitamente, sia degli ospedali pubblici che non sono dotati di queste strumentazioni, indispensabile per gli standards europei ma estremamente innovativa per il popolo malgascio.<br />
Durante l’incontro il professor Bellini è riuscito, con grande bravura, a collocare il suo discorso al centro di diverse tematiche difficilmente armonizzabili in poche parole. La sua esperienza, professionale ed umana, si è integrata con gli aspetti pratici da affrontare nel percorso di creazione e crescita di un progetto di Cooperazione; l’invito all’umiltà, alla tolleranza, al rispetto delle tradizioni e della cultura locali si affiancava all’avvertimento a non scadere nel buonismo. La descrizione dell’evoluzione del progetto ha visto il professore soffermarsi sui dettagli operativi: finanziamenti, risorse locali, compromessi con il sistema sociale e gli apparati decisionali malgasci, influenze politiche esterne, problemi attivi e soluzioni ancora da trovare.<br />
Nel dibattito che ha seguito l’incontro, abbiamo potuto verificare la possibilità di estendere il campo di azione non solo all’assistenza sanitaria, ma integrarlo con altre discipline secondo il modello che ci proponiamo di creare. La struttura già presente e funzionale potrebbe essere ulteriormente integrata dall’attività di professionisti e studenti sia nell’ambito medico che in quello economico ed ingegneristico, nonchè agrario. La NEXT si appresta a fondare una facoltà di medicina, e sta correntemente finanziando la formazione di due studenti per una laurea in Economia. La nostra volontà di partecipare trova dunque un terreno che richiede nuove energie e soluzioni. La collaborazione, auspicata da entrambe le parti, è cominciata proprio durante questo primo incontro, con la discussione di alcune ipotesi di progetti in campo energetico e didattico.<br />
L’iniziativa del professor Bellini incontra il nostro inetresse ed entusiasmo. Gli siamo grati per aver deciso di condividere la sua conoscenza e la sua esperienza con noi, e ci auguriamo sia l’inizio di una proficua ed entusiasmante collaborazione da entrambe le parti.</p>
<p>Valentina da Prat<br />
Alice Sanna<br />
Gianluca Samarani</p>
<p>Grazie alla collaborazione con la <a href="http://www.fondazionearpa.it/"><span style="font-family:trebuchet ms;">Fondazione ARPA</span></a><span style="font-family:trebuchet ms;"> stiamo aiutando il personale locale della NEXT, attraverso un periodo formativo in Italia. Dopo soli quattro mesi di esistenza, ecco il nostro primo progetto operativo. Grazie a tutti! </span></p>
<p></span></div>
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		<title>L&#8217;ortopedia nella cooperazione Umanitaria. Incontro con il dottor Girmenia</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 00:19:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Chirurgia ortopedica in contesti critici: esperienze di cooperazione con Emergency in Africa-Asia”
Relatore:Dottor Sebastiano GirmeniaDirigente medico di Ortopedia e Traumatologia presso l’Ospedale di Macerata
I tre quinti della popolazione mondiale, che da sola sopporta il 93% dei casi di patologie che affliggono l’umanità, ha a disposizione solo il 6 % del PIL globale. Questo dato sconcertante, che proviene dai dati del World Health Report, rappresenta uno dei concetti cardine attorno ai quali si è sviluppato l’incontro con il dottor Girmenia, ortopedico invitato alla Scuola Sant’Anna per portare la sua esperienza nell’ambito della ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="justify"><span style="font-family:trebuchet ms;">“Chirurgia ortopedica in contesti critici: esperienze di cooperazione con Emergency in Africa-Asia”</p>
<p>Relatore:<br />Dottor Sebastiano Girmenia<br />Dirigente medico di Ortopedia e Traumatologia presso l’Ospedale di Macerata</p>
<p>I tre quinti della popolazione mondiale, che da sola sopporta il 93% dei casi di patologie che affliggono l’umanità, ha a disposizione solo il 6 % del PIL globale. Questo dato sconcertante, che proviene dai dati del World Health Report, rappresenta uno dei concetti cardine attorno ai quali si è sviluppato l’incontro con il dottor Girmenia, ortopedico invitato alla Scuola Sant’Anna per portare la sua esperienza nell’ambito della Cooperazione Internazionale. Da questi dati emerge una realtà che supera qualsiasi sistema di classificazione odierno, dagli Stati Sviluppati e non delle Nazioni Unite, fino alla ripartizione per “fasce di reddito” della Banca Mondiale.<br />Le parole del relatore hanno descritto il delicatissimo scontro di interessi, attualmente in atto in Africa ed in parte del Sud-Est Asiatico: Infrastrutture moderne ed all’avanguardia si affiancano senza soluzione di continuità ad una enorme quantità di gente che vive senza accesso a quelli che, nella nostra società, sono considerati diritti inalienabili. Gestione politica miope e speculazione incontrollata sono alla base di questo meccanismo tutto-o-nulla, diverse le zone del Pianeta, simili i meccanismi e le ricadute a livello sociale.<br />Il dottor Girmenia, analizzando le cause che fanno dell’ortopedia una delle specialità più richieste in questi luoghi, ha mostrato alla nostra attenzione orizzonti dove la guerra è solo una delle cause in gioco. Anche dove la guerra non c’è, l’ortopedico viene chiamato ad operare su traumi creati da una urbanizzazione senza controllo, da un mercato di veicoli venduti a poco prezzo e rilasciati a persone non in grado di saperli gestire. A questo si associano le complicazioni come i processi infettivi non curati in tempo, per carenza di personale o per motivi culturali, ed ancora malattie ortopediche derivate dalla malnutrizione. Tirando le somme, i problemi ortopedici sono la causa, ogni anno, della morte di circa cinque milioni di persone, più di quelli per AIDS, malaria e tubercolosi messe assieme. Senza considerare i mutilati, dove le cirfre raggiungono i sette zeri.<br />L’esperienza del relatore con Emergency aiuta il nostro Progetto ad individuare quei punti necessari a creare una organizzazione efficace sia nella pianificazione che nel dispiegamento delle proprie forze. Adattabilità unita ad eccellenza del servizio, pianificazione degli obiettivi e medio e lungo termine, formazione locale, rispetto della cultura dei luoghi in cui si opera ed imparzialità, così come la professionalità degli operatori e molte altre caratteristiche rendono Emergency un grande esempio a cui ispirarsi. Le parole del professor Mosca, che aprono il dibattito, sottolineano questo pensiero.<br />Nella discussione seguente, abbiamo potuto concentrare la nostra attenzione su alcuni dei punti di forza che il nostro progetto potrebbe apportare nell’ambito della Cooperazione Internazionale. La rilessione si è concentrata sulla possibilità di effettuare formazione a distanza, tramite il teleconsulto, così come alla creazione di database consultabili da ogni angolo del globo, processo già in atto su iniziativa di alcune industrie produttrici di materiale protesico ed ortopedico in generale. La nostra ala tecnologica ed ingegneristica potrebbe anche raccogliere un’altra sfida, la progettazione di impianti e macchinari in grado di lavorare in contesti ambientali difficili, come esposizione ad alte temperature o carenza energetica. Molta strada da fare, e molte opportunità.<br />L’incontro mostra, ancora una volta, come grandi passi siano stati fatti nell’ambito della Cooperazione Internazionale, ma ancora molto cammino è necessario, per aumentare e migliorare l’efficacia dell’operatività sul campo. Ricerca e didattica assumono sempre più importanza per le attività in loco, così come il progresso nelle telecomunicazioni apre un ventaglio di opportunità non immaginabile fino a poco tempo fa. Un’ultima riflessione sui criteri di definizione dei vari Paesi. Difficile parlare di contesti sviluppati ed in via di sviluppo senza riconoscere gli enormi limiti di una simile classificazione. Stesso discorso per il sistema del reddito pro capite. Quali sono i parametri piu’ adatti per poter avere una visione più completa? Il dottor Girmena suggerisce la lettura degli scritti del professor Latouche, docente alla Sorbona, in cerca di una migliore definizione dei tanti mondi esistenti su questo Pianeta.</p>
<p>Filippo Quattrone<br />Gianluca Samarani</span></div>
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